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I Signori di Pont-Saint-Martin

Le tracce lasciateci dal Medioevo

Il truce maniero sul promontorio - foto Bertola SimoneLa Valle d'Aosta è famosa per essere una regione costellata da molti castelli, che ci riportano indietro all'epoca feudale, durante la quale i signorotti locali facevano il bello ed il cattivo tempo.

Si può dire che, dalla fine della dominazione romana all'inizio del secolo XI, le notizie storiche sono molto scarse, contradditorie e di difficile reperibilità.

Al contrario, le cronache iniziano ad essere maggiormente ricche a partire dall'XI secolo, periodo durante il quale è la casata dei signori di Bard a dominare la scena locale.
Di origini controverse, questa famiglia dominava l'omonima zona di Bard, Pont-Saint-Martin, Donnas, Vert, Hône, parte di Arnad, oltre a tutta la Valle di Champorcher.

Anche nella limitrofa zona del Canavese, in Piemonte, i Bard esercitavano un'importante azione di controllo, stringendo alleanze con le signorie locali ai fini di una reciproca difesa.

I primi contrasti e le prime vicende.

Un muro perimetrale del castellaccio - foto Bertola SimoneAll'inizio del XIII secolo gli equilibri creati all'interno della famiglia dei Bard incominciano ad incrinarsi: si assiste infatti alla nascita di un'accesa rivalità tra i due maggiori esponenti della casata, Ugo e Guglielmo, legati da un vincolo di sangue in quanto fratelli ma avversari spietati.
I motivi di questa disputa sono i soliti che contraddistinguono l'animo umano fin dalla notte dei tempi ovvero la smania di potere in senso generale, ed in particolare per i nostri due fratelli il controllo del Castello che presidia l'ingresso in Valle e il controllo dell'esazione dei pedaggi, a cui erano sottoposti coloro che si trovavano a transitare da queste parti.

Va da se che il dissidio tra i due finisse con il coinvolgere popolazione e territorio, con atti volti a dimostrare l'uno all'altro la propria forza e influenza.
Tale resta la situazione per un po' di tempo finchè i due, accortisi di non riuscire a prevalere l'uno sull'altro, decidono di stipulare un accordo (in data 19 luglio 1214). Alla presenza del vescovo di Ivrea e di alcuni testimoni importanti, decidono di spartire in due i loro territori nonchè i relativi diritti: a Ugo toccherà il castello di Bard e a Guglielmo il castello di Pont-Saint-Martin (conosciuto ai giorni nostri come il "castellaccio"), situato sulla rocca che sovrasta il paese.

Siamo solo all'inizio di una lunga serie di vicende: in questo periodo si fa forte e pressante l'azione della casata dei Savoia, i quali cercano di accrescere la loro penetrazione all'interno del territorio valdostano, e nel nostro caso nelle terre di Pont-Saint-Martin e Bard, luoghi appettibili dal punto di vista dei pagamenti del pedaggio.
Per facilitare questo "percorso di conquista", i Savoia cercano alleanze e stringono patti con i signori locali: alcune volte però questi sodalizi non si rivelano molto proficui: infatti nel 1230 il nostro Ugo di Bard non rinnova la sua fedeltà ad Amedeo IV di Savoia.
Quest'ultimo, approfittando dell'appoggio dei singori di Challant (con i quali stipulerà un patto di reciproca alleanza nel 1242), decide di mettere Ugo alle strette. Costui si ritrova così obbligato a cedere i suoi diritti ai Savoia, che prontamente insediano un loro castellano nella rocca di Bard, sancendo in questo modo un ulteriore atto di controllo e di espansione sui territori valdostani.

Anche al nostro Guglielmo vengono tarpate le ali, ma essendo forse più scaltro e meno riottoso del fratello maggiore, riconosce la sovranità della casa Savoia, ponendo così le basi per il perdurare della sua stirpe per ben cinquecento anni.

Tuttavia fino alla data del 1337 i signori di Pont-Saint-Martin non accetteranno in modo del tutto passivo il giogo dei Savoia, ma cercheranno attraverso ripetuti assalti al castello di Bard lo scardinamento del potere Sabaudo.

Gli anni successivi si presentano relativamente tranquilli, dal punto di vista dei rapporti tra i Pont-Saint-Martin ed i Savoia ma, come la brace sotto la cenere al minimo soffio si infiamma, le diatribe riprendono nel 1447, anno in cui Antonio di Pont-Saint-Martin entra in contrasto con il duca Amedeo VIII di Savoia che decide quindi di impartirgli una punizione esemplare, confiscandogli i beni e privandolo del suo maniero.

Tale è la situazione alla morte di Antonio: i suoi figli, privati dei loro beni e soprattutto della loro dimora, decidono di rivolgersi al duca Ludovico di Savoia, affinchè cancelli le sanzioni del suo predecessore Amedeo VIII.
Ludovico dispone la restituzione dei beni confiscati ma non provvede al dissequestro del Castello.
Soltanto il 26 settembre del 1.466, tramite redazione di apposito atto, viene restituito il mal tolto: questa restituzione impedisce la rovina definitiva del castello, privato, a causa dell'assenza dei proprietari, della necessaria manodopera.

Nuovi pericoli per i Pont-Saint-Martin.

Arriviamo così al XVII secolo: il signore di turno è Ercole di Pont-Saint-Martin.
Quest'ultimo purtroppo dimostra di non possedere doti da buon amministratore. Tale incapacità lo porta ad ipotecare tutti i suoi beni.

Il figlio Claudio Goffredo, più accorto del padre, cerca di recuperare la situazione nella quale il genitore sta portando la casata: decide quindi, come prima cosa, di rientrare in possesso dei beni alienati dal padre; in seconda battuta pianifica il suo matrimonio con Margherita di Granges della casata di Cly, rafforzando e consolidando in questo modo la propria signoria.
A quel tempo i matrimoni erano considerati veri e propri contratti d'affari, attraverso i quali si stabilivano alleanze di tipo militare ed economico tra le varie famiglie nobili.

Per rendere più decisiva la sua azione, Claudio Goffredo arriva a chiedere l'aiuto del clero ed in special modo di papa Innocenzo X, riuscendo ad ottenere nel 1645 una carta che priva dei diritti al possesso tutti coloro che si sono appropriati indebitamente del patrimonio dei Pont-Saint-Martin.
Tale disposizione verrà resa operante l'anno seguente dal vescovo di Aosta.

I problemi di Claudio Goffredo non finiscono qui: assistiamo in questo periodo alla nascita di tutta una serie di moti da parte delle popolazioni che abitano le zone sottoposte alla sua giurisdizionei.
Il ceto popolare intende abolire alcuni privilegi di nobiltà e clero, in particolar modo facendo sì che anche questi ultimi paghino i tributi in ragione di quanto posseduto.
La questione viene portata innanzi all'Assemblea generale dei tre stati il 24 maggio del 1628; nasce così la proposta d'istituzione di una legge che permetta di distribuire uniformemente le tasse, estendendo il dovere anche a nobiltà e chiesa.
Inutile dire che i "signori" sono sordi a questo discorso di equità sociale, giustificando il loro evidente disinteresse e disprezzo con il fatto di essere "superiori per diritto di nascita", considerando quindi logico che le esenzioni di cui essi godono siano da concepire come un diritto e non come un privilegio.

La fine di una dinastia.

Una torre del castellaccio - foto Bertola SimoneIl capitolo finale della storia dei signori di Pont-Saint-Martin si compie il 27 settembre 1737 con la morte di Giuseppe Filiberto, che muore senza eredi diretti.Tutti i suoi beni verranno incamerati nel patrimonio reale.
Quest' eredità verrà ancora disputata tra i parenti rimasti del defunto Giuseppe Filiberto e la dinastia dei Bard, arrivando ad una conclusione definitiva solo nel 1799: beneficierà di quasi tutta l'eredità Alessandro Vallaise, rampollo della casata antagonista.