Infrastrutture idriche e produzione di energia

Basta guardare attorno con attenzione per comprendere tutti i cicli di produzione dell'energia, dalla raccolta delle acque nei grandi bacini montani alla loro concentrazione negli invasi di valle, dalle dighe di ritenuta ai canali o tubazioni di adduzione alle sottostanti centrali, dalle cabine di trasformazione agli elettrodotti. È un patrimonio della montagna come pochi altri.

Tutti questi impianti finalizzati alla produzione dell'energia sono leggibili nel territorio, ed esprimono la cultura industriale dello sfruttamento intensivo prima, e quella di un maggiore equilibrio con il territorio poi.

Le prime centraline locali utilizzavano limitati salti generati dalla deviazione in canali dell'acqua captata da torrenti di fondo valle. I costi di costruzione e l'impatto ambientale delle opere risultavano conseguentemente limitati, ma la produzione di energia era condizionata dalla stagionalità dei flussi idrici, massimi in primavera ed autunno e minimi durante l'inverno.

Successivamente, la crescente domanda di energia e maggiori disponibilità economiche suggerirono di realizzare grandi bacini in quota sia per sfruttare il più elevato dislivello, sia per garantire maggiore regolarità alla produzione elettrica. L'impatto sul territorio fu elevatissimo, provocato dai due principali elementi costituenti l'impianto: la diga di ritenuta ed il lago artificiale (la prima domina la valle con la sua muratura liscia e concava, il secondo copre ampia parte del fondo valle un tempo abitato).

Le successive crisi petrolifere di fine '900 hanno riportato all'attenzione, dopo un periodo di appannamento dovuto ai bassi costi dell'energia termica, l'idroelettricità quale principale energia rinnovabile. Nascono così le centraline ad acqua fluente, che incidono minimamente sulla zona interessata. Si evita di captare l'acqua nei periodi di magra, mantenendo un adeguato flusso idrico nel torrente a valle. Le opere di presa sono superficiali e le centrali hanno un volume ridotto oppure sono realizzate in galleria.

Le centrali di Pont-Saint-Martin
Le centrali di produzione e trasformazione di Pont-Saint-Martin risalgono al 1920 e presentano murature in pietra a vista, con finestre binate o trinate che alleggeriscono le masse murarie delle pareti. Nella centrale di trasformazione si riscontrano influenze liberty in alcune finestre binate, completate in alto da archi inclinati: anche questi edifici non potevano che risentire del panorama culturale dell'epoca!

L'impianto è stato automatizzato nel 1988 e fa parte del Nucleo Idroelettrico di Chatillon.

Si tratta di una centrale a bacino, con un bacino imbrifero pari a 236,75 kmq, che utilizza le acque dei torrenti, Pacoulla, Bouro, Giassit, Verouy, Rechentez (bacino Guiellemore), ed ha una producibilità media annua di 197,35 GWh.

Il bacino della capacità di 101.000 mc è ottenuto mediante sbarramento del torrente Lys con 5 paratoie piane e una sghiaiatrice a settore. L'opera di presa si trova sulla sponda sinistra, ed è composta da cinque luci di presa con griglia e paratoie piane. Il canale è a pelo libero, si sviluppa quasi interamente in galleria e raccoglie lungo il percorso le acque delle prese sussidiarie.

Alla vasca di carico in località La Grangia si innesta una condotta forzata con tre tubazioni, che alimentano tre gruppi ad asse orizzontale, in grado di fornire una potenza di 45 MW, con una portata max di 10,5 mc/sec. ed un salto di 538,07 m.

Alla centrale è annessa una cabina 132 kV a sbarra semplice con sei stalli AT e sette MT.
 


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Uffici esterni
CVA SpA - Compagnia Valdostana delle Acque